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Si è svolta mercoledì 23 luglio la conversazione organizzata dal Circolo Culturale “L’Agorà”, sul tema “1970-2025: a 55anni dai Fatti di Reggio, tra promesse, illusioni … delusioni”. Il 14 luglio di 55 anni fa scoppiava in riva allo Stretto, nella parte più meridionale della Penisola italiana, la rivolta urbana più lunga del novecento nel vecchio continente europeo. Il sodalizio culturale reggino non è nuovo a queste iniziative, che, insieme ad altri temi della macro-storia del novecento, rappresentano alcune delle linee guida che l’Associazione ha inteso storicamente inserire nei propri intenti statutari. A far data dal 2000, in occasione del trentennale della Rivolta di Reggio, il Circolo Culturale “L’Agorà” si è reso promotore di diversi momenti di riflessione su tale periodo storico. I fatti di Reggio furono un evento importantissimo legati al periodo storico italiano e non solo. I fatti di Reggio del 1970 furono determinati da una serie di concause e da un mix di profonda delusione accompagnata dall'illusione di poter quantomeno cambiare il corso degli eventi negativi insistenti sulla città di Reggio Calabria. Per anni la provincia di Reggio Calabria e la città registravano disattenzioni, declassamenti e desertificazione sia a livello industriale che infrastrutturale. Ciò, nel tempo, provocò una profonda lacerazione e un malessere accompagnato da sfiducia verso le istituzioni nazionali. La scintilla che provocò un'imprevista e sottovalutata reazione dei reggini fu il trasferimento del capoluogo da Reggio a Catanzaro. Per otto lunghi mesi la città fu messa a ferro e fuoco.  Edifici pubblici incendiati, strade ferroviarie, autostrada, strade comunali e provinciali furono ostruiti da barricate. Una rivolta di popolo che durò ben oltre gli otto mesi, prolungandosi, seppur a fasi alterne per altri tre anni.  Oltre dieci morti provocati da eventi diretti e indiretti, centinaia di feriti e migliaia  tra arresti e denunciati. Alla fine la Rivolta fu sedata con l'intervento dell'Esercito con i carri armati, entrati in città, tenuto conto che gli oltre trentamila tra poliziotti, carabinieri, forestali, guardia di finanza non riuscirono a frenare l'impeto della popolazione. La Rivolta fu un grido di dolore e di protesta contro tutte le istituzioni e contro quei partiti che non seppero comprendere le vere ragioni del popolo. La gente interpretò i silenzi, le promesse non mantenute e reiterate più volte, come un disinteresse verso un popolo che aveva sempre mantenuto un rapporto di grande rispetto e considerazione verso le istituzioni e verso i vari governi succedutisi nel tempo. La Rivolta , inizialmente piena di aspettative , lentamente si esaurì lasciando aperte profonde ferite e risvegliando sentimenti di delusione comparati a distorte illusioni. Tra queste, non fu l’unica, sia durante l’arco di tempo dei Fatti del ’70, che dopo la rivolta, per giungere ai giorni nostri tra spoliazioni ed altre promesse, si ricordano le promesse del presidente Colombo, datate 16 ottobre, dove in quell’occasione ebbe a sottolineate che la designazione di Catanzaro a sede del Consiglio regionale non precludeva soluzioni definitive. Il 26 novembre si ha la notizia che il quinto centro siderurgico sarà installato in Calabria. Le zone indicate sono solo due: la piana di Lamezia Terme e la piana di Gioia Tauro, la prima in provincia di Catanzaro e la seconda in quella di Reggio. Chiaro, dunque, che questa scelta avrebbe condizionato quella della sede del capoluogo regionale. Il 12 febbraio 1971 il presidente del Consiglio Colombo pone fine ai tentennamenti dell’esecutivo e rende pubblica la decisione definitiva, che passerà alla storia con il nome di “Pacchetto Colombo”. Una soluzione che prevede Catanzaro quale sede della Giunta regionale con il capoluogo, e Reggio quale sede dell’Assemblea, la facoltà di tenere riunioni negli altri due capoluoghi di provincia. Resta confermata l’assegnazione dell’Università a Cosenza. Il “Pacchetto Colombo” riserverà solamente illusioni di industrializzazione e sviluppo. Il quinto centro siderurgico non sarà mai costruito. Inoltre si creerà un distacco tra cittadinanza e rappresentanza politica e istituzionale, ancora presente, dovuta alla sfiducia e alla rabbia dei reggini nei confronti di tutti i politici e della partitocrazia. Sentimenti tuttora presenti tra la popolazione consapevole di essere stata beffata , comunque, da uno Stato patrigno – conclude Enzo Rogolino. Tra promesse e illusioni, orfani di un passato che sembrava preludere a sviluppi diversi. Queste alcune delle cifre che sono state oggetto di analisi da parte del gradito ospite del sodalizio culturale reggino, nel corso della conversazione organizzata dal Circolo Culturale LAgorà. Lincontro, organizzato dal sodalizio culturale reggino, sarà disponibile, sulle varie piattaforme Social Network presenti nella rete, a far data da mercoledì 23 luglio.

23 luglio 2025
la conferenza